…now we’re seeing some of the biggest brands in the world opt for American manufacturing. We’re even seeing brands from China and Southeast Asia looking for American manufacturing facilities…

Matthew Burnett

CEO and co-founder, Maker's Row

8 consumatori americani su 10 dichiarano di preferire prodotti americani a prodotti importati, secondo un recente sondaggio della rivista Consumer Reports. E più del 60% è disposto a pagare un sovrapprezzo fino al 10%. Per alcuni la scelta è determinata dalla fiducia nella qualità e nella sicurezza dei prodotti made in USA; per altri è il modo più logico e diretto di supportare i lavoratori e l’economia americana.

Ma, nel contesto di un’economia globale che sta diventando sempre più articolata, che significato puo’ ancora avere il marchio “Made in America”?

Alcuni fra i prodotti americani più rappresentativi, dall’Iphone Apple ai robot da cucina Cuisinart, hanno “composizione” americana nulla o trascurabile, mentre molti produttori d’oltreoceano hanno realizzato investimenti significativi per stabilimenti produttivi negli Stati Uniti. L’industria dell’auto ha discusso a lungo che cosa si debba intendere per made in America.

Ma ora, sull’onda del “reshoring”, molti produttori di elettrodomestici e aziende di altri settori stanno riportando le proprie operations negli Stati Uniti. Secondo il Reshoring Initiative, un’organizzazione industriale no profit che ha come obiettivo la ricostruzione negli USA di posti di lavoro nel settore manifatturiero, dal 2010 sono rientrate circa 300 aziende.

 

TO INNOVATE MORE, YOU HAVE TO MANUFACTURE MORE

One of the reasons for the decline in 2000s was the idea that manufacturing is dumb and dirty-taht we don’t really need to do production, and we’ll just focus on the innovation. But we found that doesn’t work. Innovation and production are closely tied. If you’re not actually in the factory, it’s hard to know what products to make.

Susan Helper

Ph.D., Chief Economist, Commerce Department

Eppure continua as essere presente la percezione che il settore manifatturiero sia in declino; una percezione amplificata dal fatto che pochissimi beni venduti negli Stati Uniti in settori di alto profilo, come l’elettronica di consumo e l’abbigliamento, sono prodotti localmente.

I numeri, però, raccontano qualcosa di diverso: secondo il Department of Commerce, tra il 2009 e la fine del 2014, la produzione manifatturiera è cresciuta del 45%, sono stati creati 646.000 posti di lavoro tra febbraio 2010 e maggio 2014, e altri 243.000 sono vacanti (anche se questa crescita non è riuscita a recuperare completamente i posti bruciati durante la recessione del 2008-2009). I due principali fattori che hanno determinato negli ultimi anni questo trend positivo sono la riduzione dei costi dell’energia e l’assottigliamento del gap sul costo del lavoro tra gli Stati Uniti e gli altri paesi.

Ma il fenomeno non si riduce unicamente ad una questione di costi: un terzo fattore di rilievo è l’aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo.

Alcuni analisti ritengono che la nuova frontiera dell’innovazione risieda nel “brainfacturing”, la recente tendenza dell’industria manifatturiera a focalizzarsi sulla ricerca nelle tecnologie digitali, l’automazione ed i nuovi materiali. In alcuni settori, come il software, le aziende americani godono di una tale posizione di vantaggio che gli altri paesi stanno emanando leggi per incoraggiare lo sviluppo interno di prodotti e ridurre la dipendenza dalla tecnologia americana.

WHY CHINA IS LOSING ITS ADVANTAGE

The U.S. has faced a lot of challenges from China and still does, but costs in China are going up much faster than in the U.S. Our numbers show that the cost differential between the two countries has dropped dramatically-especially if you include transportation. We’ve identified at least 300 companies that have moved plants back to the U.S. or built plants in the U.S. specifically for that reason. Even the Europeans are moving factories here because it’s cheaper.

Hal Sirkin

Senior Partner, The Boston Consulting Group

Oggi gli stessi consumatori americani sono dubbiosi e confusi: la Federal Trade Commission ha definito gli standard per i prodotti con marchio “Made in the USA”, ma le linee guida non sono pienamente comprese. E la confusione aumenta se includiamo anche i prodotti “assembled” o “designed” in America, per non citare i veri e propri tentativi di frode di quelle aziende che marchiano i propri prodotti Americana nel tentativo di fare cassa sul sentiment dei consumatori prima che emerga la truffa.

A prescindere dal suo reale significato e dal suo utilizzo, è comunque indubbio che il marchio “Made in America” conservi un elevato selling power, al punto che le direzioni marketing di moltissime aziende continuano a disegnare piani e strategie per capitalizzarne l’efficacia.

 

If you lose the ability to manufacture, then over time yo lose the ability to innovate as well

Willy Shih

Professor, Harvard Business School

When you make it here, you have control over the whole process. If things get hung up, you’re right there to problem-solve every step of the way

Catherine Connolly

CEO and owner, Merida

I tuoi prodotti Made in America?

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